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«Ha sentito in modo genuino e
diretto l'urgenza d'un recupero della nostra "urgente genuinità" in questo
mondo che ha concluso in modo snaturante il percorso d'una delle più complete e
prestigiose culture umane».
Il
lungo cammino dell'Arte principia dall'immediato e dal simbolo. Prima ancora di
raccoglitore di immagini, il progenitore fu raccoglitore di formule magiche, che la sua
paura e la sua inadeguatezza nutrivano di segni e di amuleti.
Così il primitivismo ci riporta a quelle lontane origini della Civiltà umana, che sono
ancora presenti nel bambino magico quando, a tre o quattro anni, si appresta a
sperimentare le molte possibilità evolutive per il suo inserimento nella cultura a lui
contemporanea.
Ed ecco questo pittore e scultore, Roberto Cassella, testimoniare di queste origini, e
della sopravvivenza d'un bambino magico in ciascuno di noi anche in età adulta. Ha svolto
un suo percorso che l'ha portato da esperienze figurative ad esperienze simboliche (non
sarebbe più giusto chiamare così, in definitiva, tutta l'arte cosiddetta astratta?). Ha
sentito in modo genuino e diretto l'urgenza d'un recupero della nostra "urgente
genuinità" in questo mondo che ha concluso in modo snaturante il percorso d'una
delle più complete e prestigiose culture umane.
Questo è qualcosa di più è la spiegazione d'un reale più profondo a proposito della
pittura candida, quella che i gergatori dozzinali della cultura di massa e all'ammasso
chiamano naïf. Le molte correnti dei pittori naïfs autentici non hanno però
sperimentato mai del tutto questa ricchezza fascinosa del primitivo magico. Vi giunge ora,
pur con gli apparentamenti che son sempre rintracciabili per qualsiasi artista, Roberto
Cassella. E' spontaneo in modo autentico; è efficace in modo autentico; e la "grande
arte di tradizione"... è solo mal di testa.
Dicevo di apparentamenti possibili. Certo, lo accosterei, perché le sue opere mi
richiamano quei grandi artisti naïfs della buona stagione yugoslava, prima che i
criminali serbi cancellassero le loro vite, i loro sogni, i loro valori (d'arte, di
civismo, d'umanità,e di tutto ciò che rende civile l'essere umano) nei loro massacri
d'oggi ma barbaramente loro da secoli. Penso a Josef Kembo, pastore e piccolo contadino
che riprende gli stilemi dei Bogomili, e ancor più di Bogosav Zivkovic', allegatore
d'intimità animalo-vegetali nei suoi totem così parlanti; e del suo conseguente Milan
Stanislavljevic', dinamico, religioso, intenso; o ancora - in altro campo etnico - le
belle figure enigmatiche del minatore Erich Boedeker.
Con quest'ultimo scultore, egli è tedesco, abbiamo allargato la visuale. C'è allora
l'haitiano Georges Liautaud, il nigeriano Asiru Olatunde, e ancora il dalmata Petar
Smajic', o ancor più simile a Cassella - l'ungherese Szegeni Gabor, o i polacchi Jedrsej
Wawro, Leon Kudla, Stanislaw Zagajewski, per non dimenticarci del sorprendente Zygmund
Skretowicz.
Ci si rende conto, così, facilmente (ed è per questo che mi sono lasciato andare ad una
piccola nota onomastica), che Roberto Cassella, con questa sua arte così sentita e
perciò così fatta, non è una voce sola, ma è un solista nel coro della notevole,
folta, sorprendente sempre e gustosissima spesso scultura candida.
Si potrebbe dire altro, si potrebbe dire che il primitivismo è anche all'origine delle
molte confluenze mediterranee. Potremmo dire che vicino a un Orneore Metelli, a un
Ligabue, a un Corrado Spaziani, grandi maestri della pittura candida italiana, non sempre
è facile affiancare una scultura candida di altrettanta importanza. Ben venga dunque
questo scultore. Il resto, come dicevo sopra... è solo mal di testa.
Gabriele Mandel
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